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Antistress e pittura

 i dipinti di Cammarata sotto l'obiettivo dei Psicologi

Si ringrazia per la gentile collaborazione i dottori:

Dott. Gianmarco Rondelli   (Agrigento)   http://www.psycommunity.it

Dott.ssa Silvia Sarti  (Milano)  www.mentecorpo.it
 

Dott. Luca Traverso ( Roma)    www.studiopsicologia.com

Dr. Silvio Rossi  (Roma)         www.psykenet.it

Dott.ssa Monica Giovatore  (Roma)  http://www.creativa-mente.it

 

 

Dott.ssa Maria Chiara Carulli  (Pescara) http:www.mariachiaracarulli.net

 

Dr. Alfonso Santarpia        (Parigi)    WWW.LEMETAFOREDELCORPO.NET

Dr. Santo Messina     (Agrigento) http://www.geocities.com/siliconvalley/bay/1188/psicoterapeuta.html

Dr. Ignazio De Robertis   (Venezia)

Dr. Ciro Aurigemma      (Roma)  http://www.aurigemmapsic.com/



Dott. Gianmarco Rondelli
Salve Antonino Cammarata, trovo fra i suoi dipinti la "nostra" Sicilia che
urla un grande desiderio di pace e tranquillità. E' come se potessi
ascoltare le pietruzze che calpesto mentre passeggio dentro i suoi quadri.
Mare e campagna generano un unico paesaggio dove appare possibile remare con
la barca su un tappeto di fiori, immaginare l' ulivo come uno scoglio in
mare e supporre che il faro vigili costantemente su questa affascinante
fusione.
Personalmente, ritengo che sia la forma a dare colore così come generare
umori differenti.
Le erbe spinose sono verdi come il prato e quasi sicuramente risultano meno
rilassanti, così come sostituire il vecchio faro con una palazzina dello
stesso colore non suscitano le stesse emozioni.
Ebbene, Antonino, la sua arte consiste pure nel ritagliare scrupolosamente
quelle forme che risaltano i colori del buon umore. Complimenti,
Una calorosa stretta di mano,

Gianmarco Rondelli  Psicologo, Agrigento



      

Dott.ssa Silvia Sarti
gentile pittore Cammarata,
 
esprimo il mio apprezzamento per la sua iniziativa...soprattutto dopo aver visto i suoi quadri, pieni del colore e della meraviglia della natura.
Mentre le scrivo passa un tram e diverse macchine suonano nervosamente i clacson...non mi stupisco di vedere poi nel mio studio persone ingrigite che non trovano il senso della vita.
Nei suoi quadri c'è quel senso di vivere che è solo nella terra, nel mare, nei colori e negli odori della natura.
Durante le sedute di rilassamento cerco spesso di portare il paziente a ritrovare quell'incanto e quella serenità che arriva dalle radici della terra, dalla contemplazione dei colori, dal sentire il vento....e quindi ritrovare se stessi come esseri naturali e per questo vivi...allora non c'è più bisogno di un senso razionale, così come non ne ha bisogno il grano per crescere...è solo essere ciò che si è..
continui così...
 
dottoressa silvia sarti
studio di psicologia mente corpo, Milano


Dott. Luca Traverso

Caro Antonino,

da sempre l'arte ha rappresentato una delle migliori forme di espressione dell'uomo: essa offre la possibilità creativa di comunicare emozioni, stati d'animo, pensieri, sensazioni...
I suoi dipinti offrono a chi li osserva la possibilità di emozionarsi. Il legame tra stress e pittura ben rappresenta quello che già Freud definì uno dei migliori modi di far fronte alle difficoltà e quindi allo stress: la sublimazione. Attraverso la creazione o la contemplazione di un'opera è possibile vivere emozioni negative e/o positive senza lasciarsi travolgere.
Le foto del suo studio e dei luoghi dove le sue opere prendono forma e vita danno l'idea del percorso e del fluire dinamico delle emozioni che dalla mente dell'artista si imprimono sulla tela.
In qualche modo l'arte è un'ottima metafora della creatività emotiva del percorso terapeutico.

 

Dott. Luca Traverso

Psicologo clinico - Roma

 



Dott. Silvio Rossi

"Il silenzio, caro maestro, che emerge con straordinari colori
dalle tele dei suoi quadri, rappresenta una metafora forte ed incisiva del
silenzio terapeutico, espressione di una tavolozza di emozioni che si
liberano e che liberano".


Dott. Silvio Rossi
Psicologo e Psicoterapeuta in Roma
               

 



Dott.ssa Monica Giovatore

Da sempre l'uomo ha sentito in sé l'istinto di rappresentare, raffigurare, ritrarre tutta la realtà che lo circondava. Così facevano i nostri progenitori nelle antiche caverne e così continua a fare l'uomo moderno e civilizzato di oggi. Ma da dove nasce questo bisogno? Dalla magia della nostra creatità. Tutti noi siamo in grado di produrre qualcosa, di fare, di agire, di creare; ogni giorno la nostra vita si presenta come un quadro vivente e noi ne dipingiamo le scene usando, a volte i colori più brillanti che ci rimandano alla gioia e alla felicità, a volte usando dei toni più scuri che ci richiamano al dolore e alla tristezza. Emozioni che esistono e che esisteranno sempre nell'animo dell'essere umano; ecco allora perché siamo stati e continueremo ad essere attratti dall'arte perché ogni opera è un frammento della nostra anima, ci parla di noi a noi stessi. Un bel quadro diventa bello non solo perché è fatto tecnicamente bene, ma perché improvvisamente qualcuno ha messo in forma la nostra idea di creazione, di esistenza. Un quadro o qualsiasi altro oggetto creato da noi stessi o da un altro artista può trasformarsi in un ottimo antidoto per la malinconia o restituirci il senso della bellezza della vita.

Letta in questo modo l'arte è un mondo accessibile a tutti, diviene strumento di guarigione lì dove si riesce a prendere contatto con i propri sentimenti, purché espressi attraverso qualsiasi forma di rappresentazione sia essa reale o astratta. Ogni artista in fondo rappresenta attraverso la realtà sé stesso e un ri-partorirsi che infonde al cuore dell'artista stesso nuova linfa vitale. Tutti noi siamo in grado di guarirci con l'arte, l'arte terapia così intesa è un viaggio affascinante alla scoperta si sé stessi, fate e capirete!!!  "     

                      
Dott.ssa Monica Giovatore,  counselor e arte terapeuta

 



Dott.ssa Maria Chiara Carulli

Non c’è dubbio che fermarsi a guardare un bel quadro, "entrarci dentro", farlo proprio, imparare a contemplarlo e ad andare oltre, faccia bene. E’ ormai scientificamente provato, ad esempio, il ruolo che i colori hanno nel darci benessere, calma, riposo. Ecco perché si può parlare del ruolo "terapeutico" che può avere un quadro, che ha l’arte in generale, in ogni sua espressione: la musica, la scrittura, la danza, la pittura, la scultura, il teatro ecc. Abbiamo bisogno di "creare" cose belle, di esprimerci non solo con le parole, ma anche di "gustare" di "ammirare" e di far nostra una espressione artistica che forse non esce dalle nostre mani, ma ci tocca il cuore, ci rasserena la mente. Anche questo è un aspetto di arte terapia che ognuno può coltivare e di cui può avvantaggiarsi. Questo può favorire l'espressione di sentimenti, conflitti, disagi interiori, talvolta non esprimibili verbalmente attraverso il dialogo. La bellezza dei colori, la contemplazione di un quadro può scaricare ansie e tensioni, può rendere più coscienti le emozioni e aiuta a migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri. In Italia questo tipo di "terapia" non è ancora molto conosciuto e seguito, ma nei paesi anglosassoni l’arte terapia integra spesso la terapia psicologica e farmacologica. Un invito allora a sperimentarne la validità esprimendo se stessi con varie tecniche artistiche, ma anche lasciandosi affascinare da ciò che sa parlare agli occhi, alla mente, al cuore interiorizzandolo ed elaborandolo in qualcosa che ci faccia star meglio: " La bellezza salverà il mondo" e ognuno di noi in particolare.

Dott.ssa Maria Chiara Carulli  Medico chirurgo e Scrittrice.

 



Dr. Ciro Aurigemma 

Lo stress  oggi lo conosciamo bene tutti...l'energia dei quadri del pittore  siciliano Antonino Cammarata si percepisce immediatamente e dona pace e calma e i colori e la selvaggia natura esprimono la forza che ci manca nelle città affollate  o deserte..il colore è energia, la bellezza è energia, tutto comunica qualcosa e l'autore sa come sprigionare e trasmettere tutto questo e senza bisogno di aver studiato tutti possono sentirlo e sperimentarlo.
cordiali saluti
dr.  Ciro Aurigemma, psicologo

 



Dr. Santo Messina

Gentile M. ro Cammarata, mi scuso per il ritardo ma ..... meglio tardi che mai, non le pare? Per quel che riguarda il quesito che Lei gentilmente mi pone, la risposta è affermativa: i colori hanno una rilevante importanza nella nostra vita. La nostra predilezione per l'uno piuttosto che per l'altro o il rifiuto di certe tonalità non sono casuali ma sono dettati da precise, anche se non sempre consapevoli, esigenze psicologiche e affettive. I colori esercitano, con i loro ritmi differenziati, una forte influenza sulla nostra anima dove producono intime risonanze emotive che possono anche essere salutari, benefiche, pacificanti, celestiali e quindi anche terapeutiche (esiste tra l'altro una disciplina specifica fondata su questi principi e denominata cromoterapia ). Se la Sua pittura sortisce rilassamento e felicità nei fruitori che l'hanno scelta, ciò significa che essa esercita una particolare attrattiva su particolari categorie di persone, essendo improbabile che ciò che risulta rilassante per alcuni lo sia anche per tutti gli altri. Se la sua pittura è scelta da tante persone ciò vuol dire, forse, che oggi tante persone hanno un grande bisogno di naufragare nel mare quieto della Sua pittura. Bravo, non solo per i suoi sereni paesaggi ma anche per il Suo sito particolarmente ben congegnato.

 Santo Messina. Psicologo psicoterapeuta dei disturbi psicosomatici

 



Dr. Ignazio De Robertis 

STRESS E PITTURA “Ho bisogno di staccare la spina”. “Ho bisogno di due o tre giorni di riposo”. “Vorrei tanto andare in vacanza”. Oramai sono frasi comuni. Sono il segnale di una società che crea stress. Nel lavoro. In famiglia. Nei rapporti interpersonali. Ma che cos’è esattamente lo stress? Così, prima d’iniziare il nostro discorso sull’influenza esercitata dalla pittura sullo stress, ritengo opportuno spendere qualche parola proprio sul concetto di stress con l’intento di togliere quell’alone di confusione attorno ad esso, alla sua natura e alle sue cause. La parola ha origine anglosassone e sta ad intendere l’esistenza di una certa “pressione”, o “tensione” o, ancora di una “sollecitazione” che si esercita sulla persona. Tutti noi diamo una valenza negativa ad una simile tensione. Tuttavia, studi di psicologia e fisiologia hanno posto le basi affinché fosse possibile rivedere la valenza dello stress, anche in un’accezione positiva. Forse un esempio potrebbe servire a chiarire il senso della mia affermazione: al contrario di quanto si crede, non dobbiamo cercare di rifuggire dalle stimolazioni motivo di stress, in quanto la situazione di calma, di quiete che si verrebbe a creare, si ritorcerebbe contro di noi, nel senso che non siamo in grado di vivere (a lungo) in assenza di stimolazioni. In altre parole abbiamo bisogno di mantenere un livello minimo di stimolazione, di tensione. E a testimoniare questo aspetto ci sono molti studi circa gli effetti negativi che la deprivazione sensoriale può esercitare sull’uomo. Dunque, lo stress deve essere considerata una tensione che esercita la propria forza su noi stessi: tale tensione può provenire sia dall’esterno (leggi ambiente) sia dall’interno, cioè da noi stessi. A questo punto, la persona sottoposta a tale pressione dovrebbe attivare dei “meccanismi difensivi” ossia produrre degli sforzi attraverso i quali rispondere alle stimolazioni, cercando di adattarvisi. E questo è il momento più delicato nella genesi dello stress ed il motivo è presto detto: se la persona ha le risorse fisiche nonché psicologiche necessarie per rispondere alle richieste, essa non percepirà la situazione come stressante. Ma nel caso in cui la persona non dovesse avere le risorse necessarie, allora sarà indotto a sentire la situazione come motivo di stress. Come si evince da quanto su riportato, un elemento di notevole importanza è costituito dalle risorse psicofisiologiche: disporne o meno ha effetti rilevanti. Contemporaneamente, è altrettanto significativa la percezione che un individuo può avere delle proprie risorse: percepire se stessi come persona priva delle risorse necessarie per respingere lo stress, consentirebbe allo stress di prendere il sopravvento. A conclusione di questo ragionamento, possiamo affermare che lo stress rappresenta la situazione in cui la persona, dinanzi a delle richieste, a delle tensioni, non ha o non ha percezione di possedere le risorse e quindi le strategie indispensabili per farvi fronte. La circostanza in cui la persona ritenesse di non possedere le risorse necessarie per rispondere adattivamente alle stimolazioni, prende nome di distress. La circostanza inversa, quella in cui la persona possiede o ritiene di possedere le strategie per combattere la tensione, prende il nome di eustress. Ancora: l’insieme di strategie di cui l’individuo può disporre nel respingere gli stimoli stressanti, prendono il nome di coping. Tali strategie sono sia innate, sia acquisite con l’esperienza quotidiana. Per chiarezza faccio alcuni esempi di strategie: scomporre un problema nei suoi elementi costituenti per poi affrontarli singolarmente; “scappare” (sia in senso fisico, sia in quello psicologico); intraprendere una nuova attività; interrompere momentaneamente l’attività fonte di stress, e via di questo passo. Invece, i motivi di stress prendono il nome di stressors. Per quanto riguarda il ruolo della pittura, esso è di facile individuazione in quanto può essere considerato una strategia in possesso dell’individuo per reagire allo stress. E ciò vale sia nel caso in cui la persona usi la pittura come forma espressiva (attiva), sia nel caso in cui ammiri i dipinti di altri (passiva). In entrambe le circostanze la persona “usa” la pittura come elemento cui rivolgere la propria attenzione, distogliendola, in tal modo, dalla situazione generatrice di stress. E’ un’occasione che l’uomo si dà per non pensare alla vita quotidiana e ai suoi mille problemi. Dipingere, è un’attività che consente all’individuo di estraniarsi dall’ambiente circostante, lasciando i suoi problemi fuori dalla propria mente, e quindi incontrando la propria ispirazione, da questa si lascerebbe guidare in un viaggio che lo porterà alla realizzazione di un dipinto. Quest’ultimo, non è il risultato finale bensì è il mezzo attraverso cui l’individuo si è ritagliato un tempo ed uno spazio personale, lontano dalle richieste ambientali, dai problemi quotidiani, per stare con se stesso e recuperare le energie necessarie. Cioè per rilassarsi. Anche contemplare un dipinto può rappresentare una strategia per combattere lo stress: quando si decide di visitare una mostra ci si ritaglia del tempo, sottraendolo alle normali attività quotidiane, per dedicarlo a se stessi e ai propri interessi. Già questo aspetto è un primo modo per reagire allo stress; in più l’attrazione esercitata dai quadri, può indurre la mente umana a “perdersi” in emozioni, in sensazioni e stati d’animo altrimenti difficilmente vivibili. E il tutto costituirebbe un momento di “ricostruzione” psicologica e fisica della persona, la quale può tornare a “combattere” lo stress quotidiano con rinnovato vigore. Se poi l’ammirazione dei quadri dovesse aver luogo in un ambiente familiare, come quello casalingo, ritengo che ciò creerebbe condizioni ottimali per la lotta allo stress: immaginatevi una stanza con poca luce, giusto un fascio che illumini il quadro; voi siete comodamente seduti in poltrona. Il quadro inizia a parlarvi, vi chiama con un filo di voce e voi non potete non portare il vostro sguardo verso di esso. E’ l’inizio della magia: vi lasciate andare, la vostra immaginazione galoppa, i sensi ampliano le proprie capacità percettive e vi trovate in un turbinio di sensazioni, in un abbraccio caldo e confortevole. Se queste ultime frasi vi hanno provocato “qualcosa”, allora non immaginate cosa possa provocare la pittura.

 Dott. IGNAZIO de ROBERTIS  Psicologo

 



Dr. Alfonso Santarpia

Il racconto del silenzio: la pittura come strada di meditazione e relax. Al di là di semplici manierismi veristi e paesaggistici, l'artista Cammarata percorre un suo orizzonte di Sicilia. La terra sua è solo il punto di inizio dell'attuale riflessione sulla Natura, i suoi colori, le sue voci silenziose. Tutte le storie raccontate s'immergono in colori mai netti, tenui,sfumati. La luce sembra giochi con i ricordi, illuminando pareti e mare e fibre di alberi. La pittura del Cammarata, senza risolvere enigmi, apre al relax, alla meditazione. L'utente con i suoi sistemi percettivi può allentare le tensioni oculari, muscolari, il respiro può rasserenarsi. E l'arte allora al di là del contenuto estetico, rientra nei palliativi all'ansia quotidiana di vivere. Allora l'artista siciliano si pone come testimone di una meditazione ma anche come autore di un dolce rimedio visivo alle ambasce quotidiane.

 Dr. Alfonso Santarpia Psicologo e studioso di linguaggi artistici post-moderni

 


 

 

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